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Cronopi

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"Dígale -sonrió el coronel- que uno no se muere cuando debe, si no cuando puede."

— Cent’anni di solitudine - Gabriel García Marquez

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conservavano ancora gli spazi, poi non più percorsi, della gente concreta, decisa, quella che non appena compra un libro, lo legge subito, la sera stessa, e poi tiene sempre i propri libri nello stesso ordine scomodo e irregolare in cui è venuta scoprendone la sinuosità, e che non ha niente a che vedere con il libro delle persone colte, sistemato anch’esso negli scaffali, ma dove un libro deve attendere due o tre anni prima di venir letto, e che è quasi un colpo d’effetto inconscio, ma sì, come i pantaloni nuovi degli inglesi eleganti, indossati dai servi per i primi giorni, finché non prendono un’arguta trasandatezza.
[José Lezama Lima, Paradiso, Milano, BUR 1990, p.6]

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Il sottosviluppo ha uno dei suoi indici nella nostra cavillosità nei confronti di tutto ciò che concerne la corteccia culturale, le apparenze e le etichette sui barattoli della cultura. Sappiamo che Dylan si pronuncia Dilan e non Dailan come lo abbiamo pronunciato la prima volta (e ci hanno guardato con ironia, ci hanno corretti, oppure ci siamo accorti che qualcosa non andava); sappiamo esattamente come si deve pronunciare Caen e Laon e Sean O’Casey e Gloucester. Tutto a posto; è un po’ come avere le unghie pulite e usare i deodoranti. Poi viene il resto, o non viene affatto. Per parecchi, i quali rivolgono un sorriso di sufficienza a Lezama, il resto non viene né prima né dopo, ma le unghie, ve lo giuro, impeccabili.

[Dall’introduzione di Julio Cortázar a Paradiso di José Lezama Lima]

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"Nonostante la vita qui sia tranquilla, ho nostalgia di Londra. Della solitudine, della vita ordinata, della vasca da bagno e delle danze con i giovani di bell’aspetto. Qui ne ho perso l’abitudine. E poi c’è troppo dolore tutt’intorno perché lo si possa dimenticare, anche solo un minuto.
Scrivimi presto di tutto ciò che fai. Ti bacio, cara, mia bellissima, e grazie ancora per il tuo amore e il tuo affetto.
ALJA"

— Viktor Šklovskij - Zoo o lettere non d’amore